Trekking in Sardegna: i migliori percorsi da non perdere
Fare trekking in Sardegna significa muoversi in un paesaggio che altrove in Europa è già un ricordo. Dal Selvaggio Blu nel Supramonte di Baunei fino al Sentiero Italia CAI, il percorso escursionistico più lungo dell’intero continente, si scopre un’isola completamente diversa. La Sardegna non è, infatti, solo mare. Si può godere della vista di falesie a picco sul Mediterraneo, foreste di lecci e ginepri centenari, altopiani silenziosi dove l’unico rumore è il vento. I percorsi di trekking in Sardegna sono tra i più spettacolari d’Italia, capaci di mettere alla prova l’escursionista più esperto o di sorprendere chi si avvicina per la prima volta al trekking.
Che siate alla ricerca di una camminata tranquilla tra i nuraghi o di una sfida tecnica sulle pareti del Supramonte, questa guida raccoglie i migliori percorsi di trekking in Sardegna: dai quelli più iconici alle gemme meno conosciute, con tutto quello che serve sapere prima di partire.
Perché scegliere la Sardegna per il trekking: la meta d’eccellenza
Pochi lo sanno, ma la Sardegna è la regione italiana con la maggiore concentrazione di sentieri Club Alpino Italiano (CAI) segnalati rispetto alla superficie — riconoscibili sul campo dai caratteristici bolli bianco-rossi sulle rocce. Il territorio offre una varietà morfologica straordinaria: l’Ogliastra con le sue falesie calcaree, il Gennargentu con le vette più alte dell’isola, la Gallura con i graniti rosa levigati dal vento, e la Barbagia con i suoi altopiani sospesi nel tempo.
A questo si aggiunge un clima generoso e una natura quasi intatta, dove non è raro condividere il sentiero con il cervo sardo, il muflone o il Falco della Regina.
I migliori percorsi di trekking in Sardegna
Stilare una classifica definitiva dei migliori trekking in Sardegna è, oggettivamente, un’impresa impossibile. Ogni percorso ha la sua anima, il suo ritmo, il suo tipo di bellezza. Abbiamo però provato a selezionare i percorsi migliori in base a difficoltà e unicità dell’esperienza.
Selvaggio Blu: migliore percorso di trekking in Sardegna
Il Selvaggio Blu è indubbiamente il più spettacolare. Riconosciuto come il trekking più difficile d’Italia (per alcuni d’Europa) collega Pedra Longa a Cala Sisine in 5 tappe e 40 km tra falesie a picco sul Golfo di Orosei, calate in corda doppia e sentieri quasi invisibili. Non è per tutti, ma per chi è pronto è un’esperienza che cambia la prospettiva sul concetto stesso di natura selvaggia. Insomma, una vera e propria avventura into the wild!
Difficoltà: molto alta
Durata: 5 giorni
Imperdibile: le iscale ‘e fustes, le antiche scale in ginepro dei pastori sardi.
Sentiero Italia CAI: tratto sardo
Il Sentiero Italia è il percorso escursionistico più lungo d’Europa, e il tratto sardo attraversa l’isola da nord a sud toccando paesaggi completamente diversi tra loro: dalla Gallura granitica alla Barbagia pastorale, fino all’Ogliastra calcarea. Potete percorrerlo per intero (un’epopea da settimane) oppure scegliere singole tappe come escursioni di giornata.
Difficoltà: variabile
Ideale per: chi vuole esplorare l’entroterra sardo lontano dalle rotte turistiche.
Gorropu: la Gola più profonda d’Europa
La Gola di Gorropu, nel cuore del Supramonte tra Orgosolo e Urzulei, è uno dei luoghi più impressionanti della Sardegna. Le pareti calcaree si alzano fino a 500 metri sul fondo del canyon, creando un microclima unico e un’atmosfera quasi primordiale. Il trekking per raggiungerla parte dal Rio Flumineddu (conosciuto anche col nome di rio San Girolamo) e richiede alcune ore di cammino su terreno sassoso, ma la vista dall’interno della gola ripaga ogni fatica.
Difficoltà: media
Durata: 4-6 ore andata e ritorno
Da sapere: in estate il caldo nella gola è intenso, meglio partire presto.
Punta La Marmora: il tetto dell’isola
A 1.834 metri, Punta La Marmora è la cima più alta della Sardegna e si trova nel massiccio del Gennargentu, nel pieno entroterra. L’ascesa parte da Fonni o da Desulo e attraversa un paesaggio d’alta quota inaspettato per un’isola mediterranea: praterie alpine, rocce granitiche e, in inverno, anche la neve. Non è una salita tecnica, ma richiede buon allenamento e attrezzatura adeguata.
Difficoltà: media-alta
Durata: 5-7 ore
Periodo migliore: maggio-ottobre.
Trekking del Sulcis: Isola di Sant’Antioco e dintorni
Nel sud-ovest della Sardegna, il Sulcis offre tra i migliori percorsi di trekking in Sardegna. Completamente diversi dal resto dell’isola, regalano paesaggi lunari, miniere abbandonate, macchia mediterranea bassa e coste frastagliate affacciate sulle isole minori. Meno frequentato rispetto all’Ogliastra, è una delle zone più autentiche e meno contaminate dal turismo di massa.
Difficoltà: bassa-media
Ideale per: trekking in solitaria, fotografia naturalistica, birdwatching.
Altopiano del Golgo: Baunei
Sopra Baunei, a circa 700 metri di quota, l’altopiano del Golgo è uno dei luoghi più silenziosi e misteriosi della Sardegna. Da qui partono diversi sentieri verso le cale del Golfo di Orosei — tra cui Cala Goloritzè, accessibile solo a piedi o via mare — e verso le domus de janas e i nuraghi disseminati nel territorio. Un trekking che unisce natura, storia e panorami mozzafiato.
Difficoltà: media
Durata: 3-6 ore a seconda del percorso
Imperdibile: la Su Sterru, la dolina più profonda d’Italia.
Capo Testa: Gallura
All’estremo nord della Sardegna, Capo Testa è un promontorio granitico modellato da millenni di vento e mare. I sentieri che lo attraversano sono brevi ma spettacolari: rocce dalle forme surreali, calette nascoste e una flora che profuma di ginepro e mirto. È uno dei pochi trekking in Sardegna adatto a qualsiasi livello, ideale anche per le famiglie.
Difficoltà: bassa
Durata: 1-3 ore
Periodo migliore: tutto l’anno.
Trekking nell’Isola dell’Asinara
L’Asinara è un parco nazionale e riserva marina: niente auto, niente residenti, solo natura. I sentieri che attraversano l’isola permettono di avvistare gli asini albini di Asinara che la abitano, le spiagge di sabbia bianca quasi deserte e i ruderi della colonia penale. Un trekking che è anche un salto nel tempo.
Difficoltà: bassa-media
Da sapere: l’accesso è regolamentato, è necessario prenotare in anticipo.
Qual è il periodo migliore per fare trekking in Sardegna?
La risposta breve è: primavera e autunno. Tra aprile e giugno la Sardegna è al suo meglio per dedicarsi al trekking: temperature miti, vegetazione in fiore, giornate lunghe e sentieri non ancora affollati. Settembre e ottobre offrono condizioni simili, con il vantaggio di un mare ancora caldo per il bagno a fine tappa.
D’estate? Tecnicamente percorribile, ma richiede partenze all’alba, scorte d’acqua abbondanti e una buona tolleranza al caldo: molti sentieri a bassa quota diventano faticosi già a metà mattina. In inverno, invece, soprattutto sulle quote più alte del Gennargentu, può portare neve e temperature rigide: un’esperienza affascinante per chi è attrezzato, ma da non sottovalutare.
L’attrezzatura ideale
Indipendentemente dal percorso scelto, ci sono alcune regole che valgono per tutti i trekking nell’isola. Gli scarponi da trekking con suola Vibram sono irrinunciabili: il terreno sardo è composto da calcari taglienti, graniti levigati e sentieri sassosi, è impensabile percorrere i sentieri con le scarpe da ginnastica. Portate sempre con voi acqua in abbondanza (minimo 2 litri a persona per escursioni brevi, 3-4 per le giornate lunghe), protezione solare, un kit di pronto soccorso e una mappa offline del percorso: la copertura telefonica in molte zone dell’entroterra è assente o intermittente. Le carte IGM (Istituto Geografico Militare) in scala 1:25.000 sono lo strumento più preciso per i percorsi meno segnalati.
Per i percorsi tecnici come il Selvaggio Blu o la Gola di Gorropu, l’imbrago, il casco e i dispositivi di assicurazione non sono optional: sono la differenza tra un’avventura e un’emergenza!
Trekking in Sardegna: si può fare in autonomia?
Dipende dal percorso e dalla vostra esperienza. Per sentieri ben segnalati come Capo Testa, il Golgo o Punta La Marmora, un’escursione autonoma è assolutamente gestibile con una buona preparazione e una mappa aggiornata. Per percorsi tecnici o poco tracciati (come ad esempio il Selvaggio Blu) affidarsi a una guida escursionistica locale non è solo consigliato, è spesso l’unico modo per viverli in sicurezza e senza perdersi.
Le guide locali di Baunei, Orgosolo e Dorgali conoscono questi sentieri meglio di chiunque altro: spesso li hanno percorsi fin da bambini, e portano con sé una conoscenza del territorio che nessuna app di navigazione può replicare.



