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DPIA: cos’è, quando è obbligatoria e perché non puoi più rimandarla

DPIA: cos’è, quando è obbligatoria e perché non puoi più rimandarla

La protezione dei dati non è (più) solo burocrazia

Negli ultimi anni la protezione dei dati personali è passata dall’essere un adempimento “da spuntare” a un vero tema strategico per aziende, enti pubblici e organizzazioni di ogni dimensione.

Il GDPR ha introdotto strumenti concreti per prevenire i rischi, non solo per reagire alle violazioni. Uno di questi è la DPIA – Data Protection Impact Assessment, ovvero la Valutazione d’Impatto sulla Protezione dei Dati.

Ma cos’è davvero una DPIA? Quando è obbligatoria? E come si può affrontare senza trasformarla in un incubo burocratico?

Cos’è la DPIA (in parole semplici)

La DPIA è un’analisi strutturata che serve a valutare i rischi per i diritti e le libertà delle persone quando un trattamento di dati personali è particolarmente delicato.

Non riguarda solo la sicurezza informatica, ma anche:

  • come vengono raccolti i dati,
  • per quali finalità,
  • chi vi accede,
  • per quanto tempo vengono conservati,
  • quali conseguenze potrebbe subire l’interessato in caso di uso improprio o violazione.

In pratica, la DPIA risponde a una domanda chiave:

“Questo trattamento può creare un rischio elevato per le persone?”

Se la risposta è sì, la DPIA non è opzionale.

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Quando la DPIA è obbligatoria

Il GDPR (art. 35) prevede l’obbligo di DPIA in tutti i casi di trattamenti che presentano un rischio elevato, ad esempio quando:

  • si utilizzano nuove tecnologie;
  • si effettuano monitoraggi sistematici (videosorveglianza, tracciamenti, profilazione);
  • si trattano dati particolari (salute, dati biometrici, geolocalizzazione);
  • si gestiscono dati su larga scala;
  • si prendono decisioni automatizzate che producono effetti significativi sulle persone.

In Italia, il Garante Privacy ha anche pubblicato elenchi di trattamenti per cui la DPIA è sempre richiesta.

Importante: non farla quando è obbligatoria espone a sanzioni, ma soprattutto a responsabilità concrete in caso di incidente.

Il problema reale: DPIA complesse, poco pratiche

Nella pratica, molte DPIA falliscono perché:

  • sono scritte solo per “coprirsi”,
  • sono eccessivamente teoriche,
  • non aiutano davvero a capire dove sono i rischi,
  • non vengono aggiornate nel tempo.

Il risultato? Documenti lunghi, difficili da mantenere e spesso inutilizzati.

DPIA Facile: uno strumento pensato per semplificare

Proprio per superare questi limiti, su analisideirischi.it è disponibile una web app chiamata DPIA Facile.

Lo strumento è pensato per:

  • guidare passo dopo passo nella compilazione della DPIA,
  • aiutare a identificare i rischi reali,
  • collegare rischi, misure di sicurezza e trattamenti,
  • produrre una valutazione coerente con il GDPR senza inutili complicazioni.

Non sostituisce il ruolo del DPO o del consulente, ma diventa un supporto operativo concreto, utile sia per enti pubblici che per imprese.

DPIA: da obbligo a opportunità

Vista nel modo giusto, la DPIA non è solo un documento da archiviare, ma:

  • migliora l’organizzazione dei trattamenti,
  • riduce il rischio di data breach,
  • rafforza la fiducia di clienti e cittadini,
  • dimostra responsabilità e accountability.

In un contesto in cui tecnologia, dati e innovazione crescono insieme, strumenti come la DPIA diventano alleati, non ostacoli.

In sintesi

  • La DPIA è uno strumento centrale del GDPR
  • È obbligatoria in molti casi ad alto rischio
  • Farla male è quasi come non farla
  • Soluzioni come DPIA Facile aiutano a renderla davvero utilizzabile
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Inventore della social engineering

Kevin Mitnick: ci lascia l’hacker più famoso e abile del mondo

Con un po’ di tristezza abbiamo appreso della morte di Kevin Mitnick il 20 luglio scorso (2023), dopo la lotta contro un tumore al pancreas. Aveva 59 anni e negli anni ’90 è stato tra i primi hacker che ha sfidato le autorità americane, in un periodo in cui in realtà non esistevano nemmeno le leggi adeguate per descrivere i suoi reati.

Da allora il mondo è veramente cambiato tanto, ma le sue tecniche originalissime hanno determinato la nascita della Social Engineering (ingegneria sociale), tecnica volta più ad ingannare le persone che ad inventare parti di codice malevolo per ingannare i sistemi informatici. L’arte dell’inganno insomma, fingendosi una volta operatore della telefonia, un’altra fattorino o portapizze. Insomma un genio.

Sopranominato il Condor, la sua vita ha ispirato il film Cybertraque diretto da Joe Chappelle nel 2000. Era stato arrestato nel 1995 dall’Fbi, grazie all’aiuto di un altro specialista di sicurezza informatica, il giapponese Tsutomu Shimomura, di cui era riuscito ad hackerare il computer. Incriminato per uso illegale della rete telefonica e frode informatica, Mitnick si dichiarò colpevole e fu condannato a cinque anni di carcere, scontati i quali fondò diverse società specializzate nella sicurezza informatica.

Internet Safer Day 2025

Sicurezza di Internet

L’11 febbraioè l’Internet Safer Day: insieme per un web più sicuro per tutti

L’Internet Safer Day (Safer Internet Day) è un evento annuale istituito e promosso dalla Commissione Europea, che si svolge nel mese di febbraio, con l’obiettivo di sensibilizzare tutti sull’importanza di un utilizzo più sicuro e responsabile di Internet e delle nuove tecnologie.

Nato nel 2004 come iniziativa del progetto SafeBorders, finanziato dalla Commissione Europea, ha visto crescere il numero di реаesi aderenti nel corso degli anni. Oggi è diventato un appuntamento mondiale, celebrato in oltre 170 nazioni, con una attenzione particolare ai bambini e ai giovani, principali utenti della rete, oltrechè i soggetti più vulnerabili.

L’edizione di quest’anno 2025, ha come tema “Together for a better internet” (insieme per un internet migliore) e vuole essere una chiamata all’azione per tutti gli stakeholder: istituzioni, scuole, famiglie, aziende e singoli cittadini, affinché facciano la loro parte per costruire un ambiente digitale più sicuro e inclusivo, soprattutto per le generazioni più giovani.